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Nella rete

Quella della rete è un’immagine inesauribile.                                                                        Rete televisiva, rete satellitare, rete di internet; la rete del pescatore, la tela del ragno; la rete in fondo alla porta nel gioco del calcio o della pallanuoto; la rete di recinzione di un istituto di pena, di un appezzamento di terreno, di un’impalcatura edile … Si potrebbe continuare con un’infinità di esempi simili.                                  Ma cosa esprime essenzialmente l’immagine della rete?                                      Anzitutto, un certo grado di permeabilità e discontinuità.                                             Se la rete avesse una struttura continua, rigida e compatta, non sarebbe più tale.    E’ la permeabilità che consente la trasparenza che permette di vedere-attraverso (vedere-in-trasparenza, “see trough”, come lo definisce J. Hillman) di essa, al di là di essa, e dentro.                                                                                                                             La rete è idonea a catturare - che si tratti di insetti, di pesci o di onde radio.              In tal caso gioca un ruolo decisivo lo spessore e l’ampiezza delle sue maglie, il potere risolutivo, per così dire, della rete. E’ esso che definisce e discrimina tra ciò che va  trattenuto e ciò che va lasciato passare. Insomma: la rete come sinonimo di filtro.  E’ la struttura intima della materia stessa che è retiforme. Si pensi all’atomo.               Ce lo immaginiamo come una massa compatta e continua, nucleare, ma non è così. Tra le particelle che compongono gli atomi della materia c’è una distanza enorme, proporzionalmente alle loro dimensioni. Un atomo, al contrario di quanto pensava Democrito, è tutt’altro che indivisibile. E’ piuttosto simile ad un micro-sistema planetario. Siamo sempre “in rete”, allora, è proprio il caso di dire.                              La rete in quanto trappola cattura tutto ciò che non è sufficientemente sottile         da poterla attraversare senza rimanervi impigliato.                                                       Un principio di reificazione espresso in immagine.                                                         Con sensibilità paranoidea, la potremmo definire una barriera che impedisce     l’intrusione di agenti esterni temuti o nocivi, come il reticolo endoteliale, o il falso sé di cui parla D.W. Winnicott. La rete impone una scomposizione delle entità. In altri casi, offre una possibilità di identificazione spaziale, di localizzazione. Si pensi agli assi cartesiani, con la loro struttura reticolare. Il mappamondo è una gigantesca palla imprigionata in una rete ideale – come le  cipolle al supermercato – di meridiani e paralleli reciprocamente ortogonali.

Infine … la rete è un’eccellente metafora della psiche.                                                 Psiche, la giovinetta irretita da Eros, col suo fascino virginale – una rete intatta,           una partita di calcio ancora sullo zero a zero, “reti in bianco”.                                Ironia a parte … la rete è psiche stessa in quanto struttura intima, tessitura profonda, articolazione originaria. E’ l’inconoscibile che tuttavia rende possibile la conoscenza filtrando il reale per  adeguarlo alle capacità della mente, proteggendola dall’irruzione di verità troppo massicce, riducendolo in pezzettini di dimensioni tali da non mandare in frantumi quel contenitore che è il corpo stesso, invaso dalle emozioni.                                                                                                          Una persona “difesa” appare “impenetrabile”, come l’atomo di Democrito.               Lo può essere ad un “trattamento psicoterapeutico” – dunque in senso stretto        o,  più estensivamente, alla “cura” che è all’opera nella vita, nella sua quotidianità.                                                                                                                               La stessa psicoterapia potremmo considerarla come una delle maglie dell’enorme rete di protezione che contiene, protegge o - in certi casi persino - intrappola la soggettività umana. Come un gioco che impone alla psiche di farsi via via sempre più sottile, onde   poter sfuggire alla sua presa, evitando così di restarne irretita. Una psiche iniziata - cioè assai curata - è un capolavoro di elusività.                    Stanze e stanze di terapia comportamentale, cognitiva, sistemica, psicoanalitica,   esistenziale … potremmo immaginarle come altrettanti reticoli che setacciano         l’anima dell’uomo da capo a fondo senza tuttavia trattenerne nulla di essenziale      e a dispetto di ogni proposito di normalizzazione.                                              Immagine paradigmatica del moderno psicoterapeuta è allora il discepolo Pietro,    il “pescatore di uomini” della tradizione giudaico-cristiana, fondatore della Chiesa,  la Madre di tutte le moderne Istituzioni Terapeutiche. Dietro il potere della Chiesa, della Famiglia, delle Istituzioni Pubbliche, così come dei mass-media, delle ideologie e delle dottrine scientifiche, filosofiche e artistiche di ogni epoca e luogo occhieggia sempre lei: la rete.                                                                                                                 Ed è in tal senso che quella della rete è una metafora originaria dello psichico:         di uno scudo che protegge l’uomo dalla verità, almeno fino al tempo della mietitura.

 

 

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