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“Tu da che parte stai?”

riflessioni sul momento attuale dal punto di vista non duale

 Una riflessione non duale sul momento critico che stiamo vivendo

Viviamo tempi difficili. O meglio, tempi in cui la situazione mondiale è tale da rendere oltre modo evidenti le aporie della vita, le “insostenibili” contraddizioni dell’essere. Il “coronavirus”, se osservato da una certa angolatura, sembra l’asso nella manica calato giù sul tavolo da gioco della vita umana da una divinità che vuole mettere alle corde tutti coloro – in fondo tutti – che tollerano a stento dubbi e incertezze sul “da farsi” per fronteggiare una situazione - considerata unanimemente emergenziale - come quella della “pandemia”. Nell’immaginario collettivo della maggioranza delle persone il vaccino è diventato l’unico antidoto efficace per fronteggiare il “male”, ma residua una irriducibile minoranza che esita a crederlo, dunque ad arrendersi a questa narrazione. E allora ecco lo scatenarsi del conflitto: “no vax” contro “pro vax”. Questa è, naturalmente, una grossolana semplificazione; utile però per iniziare a riflettere, per cercare - a partire da essa - di andare più a fondo della questione, nel tentativo di comprendere quanto sta accadendo.

Anzitutto potremmo chiederci: siamo tutti d’accordo sul fatto che è in ballo il bene di tutti, e non solo quello di qualcuno?

La risposta a questa domanda sembra scontata : sì, certo, e chi potrebbe dubitarne? a chi non è cara la vita, o quanto meno l’idea di fare il possibile per sfuggire a una terribile sofferenza, come quella causata da una malattia infettiva che – anche se in una minoranza di casi – è in grado di provocare dolori strazianti, fino ad esitare in un soffocamento mortale della sua vittima?

Non credo che su questo possano sussistere dubbi.  Siamo tutti d’accordo. Il disaccordo nasce dopo, evidentemente, e riguarda il modo di fronteggiare il Nemico Comune dell’Umanità: uso le iniziali maiuscole per sottolineare questo senso di unità dell’Uomo di fronte al “male” in questione. Se poi quest’Uomo fosse davvero Uno e soltanto Uno, anziché una moltitudine di teste pensanti, non sussisterebbe alcun conflitto, almeno non esteriormente: avremmo infatti a che fare con un solo Uomo - tutt’al più lacerato, intimamente diviso - che tenta inutilmente, proprio perché in sé diviso, di approdare ad una conclusione decisiva, circa la soluzione del suo problema.

Ma in effetti non è proprio questa la condizione di ciascuno di noi?                                               

 Non c’è in fondo, in ciascuno di noi, un “no vax” che si contrappone ad un “pro vax”, portando avanti un conflitto apparentemente insolubile, nella misura in cui ciascuna   parte sembra in grado di argomentare qualcosa di plausibile, di ragionevolmente sostenibile?  

Solo se si perde il contatto con questo stato di intima divisione che è ora in ciascuno di noi,  compare un avversario esterno: che sia “no vax” o “pro vax” dipende semplicemente da quale parte è stata rimossa, dimenticata, repressa e/o soppressa dentro di sé, per raggiungere un senso di intima integrità e coesione. In altre parole, solo se si rinuncia al dubbio che quantomeno una certa quota di “ragione” possa stare da ambo le parti.

Tuttavia, occorre riconoscerlo, in una situazione di emergenza il “dubbio” è percepito, ancor più che in condizioni di normalità, come qualcosa di scomodo se non persino di insopportabile.  Il dubbio infatti impedisce di agire, mentre invece “… qualcosa dobbiamo pur fare; non possiamo starcene fermi, in attesa che l’epidemia si decanti da sola : ciò potrebbe significare ancora migliaia, centinaia di migliaia, persino milioni, se non addirittura miliardi di vittime” - dice la voce della “ragione”.

Così, siamo in una situazione che non consente di restare troppo a lungo in una posizione di incertezza. Questo spiega anche come mai l’azione del Governo vada facendosi vieppiù stringente, persino autoritaria e intollerante:                               

                            o sei dentro o sei fuori, o vita o morte, o vaccino o confino

Per la mente razionale non c’è una “terza via”.                                                                                  

 Ma noi – ora potremmo chiederci - siamo davvero solo e soltanto una mente razionale? non siamo piuttosto una moltitudine di menti, ciascuna delle quali nel “prendere una posizione” si scinde in più posizioni - come detto più sopra - allo scopo di preservare un intimo senso di integrità, di coesione?

Con questo intendo dire che il conflitto interpersonale nasce proprio quando non siamo una mente razionale. Il “caos” che vogliamo evitare di albergare dentro di noi finisce inesorabilmente col presentarsi fuori di noi: nel disordine sociale, politico, interumano. Un disordine che - quando si tenta o tenterà di reprimerlo – forse inevitabilmente genera e genererà tanta violenza.

C’è una via di uscita da tutto questo?

Se c’è, essa consiste nel vedere con chiarezza tutto questo. Qualunque reazione differente  alla situazione presente non fa che alimentare ulteriormente il caos, proprio in quanto re-azione. Occorrono pertanto pazienza e calma, anzitutto. Poiché, come ben sapevano e predicavano i vecchi alchimisti

                                                    “tutta la fretta viene dal diavolo

Ovvero proprio da quel dubbio scottante di cui ognuno di noi vorrebbe liberarsi al più presto, per ritrovare la pace apparentemente perduta dall’inizio della “pandemia”. Già, proprio così: solo apparentemente. Poiché  il “paradiso” è sempre o alle nostre spalle – immagine di una trascorsa età dell’oro – oppure dinanzi a noi - immagine di una futura terra promessa. Non è mai stato presente, sussistendo l’illusione dell’esistenza di un io separato dal tutto.

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