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Commento psicologico al romanzo giallo di A. Capobianchi dal titolo: “Esecuzione”

Anche l'indagine psicoanalitica, al pari di quella poliziesca, talvolta, sembra che miri ad individuare la responsabilità di un "delitto".                                                          Il giallo di Angela Capobianchi, "Esecuzione" (Piemme Edizioni, 2011) offre in merito innumerevoli spunti e motivi di riflessione.                                               Beninteso, vi sono notevoli differenze tra i due ambiti - quello psicoanalitico e quello investigativo - ma alcune concordanze, in tal caso, stimolano l’interesse al confronto.                                                                                                                                  Il protagonista del romanzo, Riccardo Conti, ex marito e padre spesso insonne         e dalla  vita privata piuttosto tormentata, è un uomo sulla quarantina appassionatamente dedito ad un impegnativo lavoro investigativo.                  Emerge presto un parallelismo tra lo sviluppo del caso poliziesco e le vicissitudini relazionali del commissario, tornato alla vita da "single" poco dopo la nascita del figlio Matteo e la   separazione da Clara.                                                                      Conti viene descritto come un uomo sensibile ma al contempo irruento, impulsivo ed egocentrico, scarsamente propenso a concedere attenzione a        tutto ciò che esula dall'ambito di quella che per lui è la sola realtà, il mondo            dei fatti. L'interesse per la musica ai suoi occhi, all'inizio della narrazione, appare qualcosa di incomprensibile, un vezzo lezioso, roba da “sognatori”, se non una   vera e propria perdita di tempo. Quella stessa musica, verso la fine della storia        e al culmine della vicenda, lo indirizzerà sulla pista giusta per l'individuazione        del colpevole, l'assassino di quattro “vite innocenti” poco più che adolescenti.         La musica in questa storia è - oltre le vittime - appannaggio quasi esclusivo di        tre donne: Luisa, Cora e Letizia Baratti - un universo al femminile che per il commissario è fonte di irritazione, incomprensione e forse più che una punta          di disprezzo … ma anche di una strana fascinazione. Sarà solo quando questo mondo a lui alieno inizierà a sollecitare il suo interesse al punto ch’egli deciderà     di "sprofondarsi" in esso, che l'indagine poliziesca perverrà ad una svolta decisiva. Ma anche la sua vita, a quel punto, conoscerà una svolta decisiva.                               Si riavvicinerà a Clara, ne cercherà il supporto e la guida, anche per non perdersi  nei meandri di un mondo a lui estraneo. Tanto più che Matteo, il figlio, di quel mondo è ormai parte, non diversamente dalle vittime degli omicidi che si susseguiranno nello svolgersi della vicenda.                                                                     La triade femminile attorno a cui ruota la storia, le tre Baratti - tre come le parche   della mitologia classica e le furie, divinità vendicatrici del sangue materno della tragedia greca - apporta il sentore del destino, di un fato inesorabile e crudele ma  al contempo innegabilmente assai poetico. Perché non priva di poesia è, anzitutto, la tragedia di Cora, prima “vittima” di quella divorante passione per la musica di    cui la madre, Luisa Baratti, sembra essere l'incarnazione vivente (per inciso Kore,        "la fanciulla", nel mito greco era l'appellativo della figlia di Demetra, rapita dal signore degli inferi, il dio Ade). Sarà solo quando qualcosa, di una tale poiesis, penetrerà nell'animo del commissario, indiscusso protagonista maschile della vicenda, che si perverrà alla risoluzione definitiva del suo intreccio.                                A fronte di un animus (spirito) maschile che persegue i propri intenti tramite pensieri, intuizioni, deduzioni logiche e ragionamenti (è quanto il prof. Toppi rappresenta in forma esemplare) che vorrebbero esulare dai “rapimenti” della “mistica musicale”, dalla sospensione delle dimensioni di tempo e di spazio (le lezioni sregolate della pur sobria e austera vecchia insegnante di piano), e dal contatto con quella dimensione “notturna” così ricorrente nella musica di Chopin    e nella vita del femminile – in una parola dall'inconscio - si staglia uno sfondo oscuro, abissale, impenetrabile e fatale: una “pineta di morte” che evoca la  dantesca "selva oscura".                                                                                                        Ma il commissario Conti si rivela, infine, un uomo … “a trecentosessanta gradi”         – così sembra concepirlo l'autrice. Un individuo che serba in sé insospettate potenzialità assimilative e trasformative di cui il figlio - la seconda generazione - rappresenta il simbolo vivente.                                                                                            La rinascita nella relazione tra Chiara e Riccardo Conti configura un passaggio fondamentale dell'evoluzione nella personalità del protagonista maschile della storia, che finalmente esperisce - egli, amante dei fatti, la sola cosa in grado di persuaderlo – l’effettivo potere di una dimensione differente rispetto a quanto          a lui più affine per carattere e vocazione.                                                                          La salvezza del figlio e la propria rappresentano la stessa cosa, infine, per il commissario Conti.                                                                                                                    La predica ("paternale") di Clara giunta al suo capezzale, che sintetizza le tappe salienti della loro storia, lo fa apparire meno eroico e più creaturale di quanto      egli appariva all'inizio della narrazione.                                                                             Più umano e consapevole dei propri limiti.                                                                       La storia può essere considerata da altri vertici, ovviamente. Seguendo la linea       di sviluppo del femminile, ad esempio. Da una tale ottica all'assolutismo ed alla monomania di Luisa Baratti fa da contraltare la decisione presa da Clara, sul finire, di riprendere gli studi di violino, nonché di smettere di essere soltanto madre-di-Matteo e di riaprire il dialogo con il padre di lui. Anche lei, fino ad allora, appariva una Kore nei confronti di una madre altezzosa e dispotica, in un rapporto di sudditanza infantile deresponsabilizzante e pernicioso per gli equilibri della sua nuova famiglia.

 

 

 

1 thought on “Commento psicologico al romanzo giallo di A. Capobianchi dal titolo: “Esecuzione”

  1. Angela Capobianchi

    Leggo solo ora questa splendida e accurata recensione del mio romanzo. La profonda lettura psicologica, arricchita da pregevoli riferimenti culturali, ha colto perfettamente lo spirito e il senso della storia e dei suoi protagonisti.
    Grazie di cuore, e complimenti!
    Angela Capobianchi

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