Vai al contenuto

Mauro Giuliani, chitarrista italiano dell’800

Mauro Giuliani (1781-1829) è stato uno dei maggiori chitarristi italiani vissuti tra         il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Virtuoso dello strumento, profondo conoscitore della cultura musicale del suo tempo, ha lasciato una copiosa produzione di composizioni per chitarra solista, per più chitarre, nonché tre concerti per chitarra ed orchestra. Altrettanto importante il suo contributo al consolidamento delle basi della didattica moderna. Il nutrito corpus dei suoi           "Studi" è tutt’oggi considerato un complesso di esercizi fondamentali per il perfezionamento della tecnica esecutiva dei praticanti dello strumento.                     La musica di Giuliani è fedele ai canoni del classicismo, ricca di variazioni                 ed abbellimenti, generalmente lineare nello sviluppo dei temi portanti delle composizioni. Vi si respira un senso di leggerezza e trasparenza per la       freschezza con cui si offrono all'ascolto.

Giuliani nacque a Bisceglie, nella Puglia, allora annessa al regno di Napoli.             All'età di ventisei anni si trasferì all'estero, stabilendo la sua residenza a Vienna, dove avrebbe trascorso parte considerevole della sua vita e dove ebbe modo           di venire in contatto con le massime personalità musicali del suo tempo.                    A Vienna beneficiò della protezione dei regnanti, da cui venne nominato      "virtuoso da camera" nonché insignito del titolo onorifico di Cavaliere del Giglio.   Fu anche insegnante privato dell'arciduchessa Maria Luisa d'Austria.                       Benché non si sappia molto circa la sua personalità sembra che fosse vivace di spirito, dal temperamento inquieto e talvolta invischiato in questioni sentimentali che finivano sovente col ripercuotersi non felicemente sulle sue finanze, non meno che sulla sua vena creativa.

Nell'ascoltare la sua musica attraverso le interpretazioni che ne hanno dato alcuni dei massimi chitarristi dell'attuale panorama musicale internazionale (tra i quali spiccano il cubano Marco Tamayo, il russo Dimitri Illarionov e lo spagnolo Ricardo Gallen) colpisce la modernità delle composizioni, con la loro capacità di dare espressione plastica a peculiari stati d'animo. Ad aperture talvolta solenni                 – come quella della Sonata Eroica op. 150 - seguono momenti intimistici ed introspettivi caratterizzati da una vena malinconica cui seguono, talvolta,           gioiose impennate. Il non raro ricorso a successioni di 'ottave' ascendenti e discendenti conferisce alle composizioni un sapore sinfonico, mentre l'uso ricorrente di 'acciaccature' ed altri 'abbellimenti' immette un tono scherzoso,          se non scanzonato, talvolta persino nei momenti musicali più impegnati.            Quello che però più stupisce in Giuliani è la capacità di strutturare anche            nello sviluppo esiguo di uno 'studio' non più lungo di una ventina di misure   una coesione d'insieme di notevole eleganza ed efficacia - penso ad esempio            al primo dei suoi 24 studi dall'op. 48, un'opera considerata tutt'oggi di cospicua  rilevanza didattica.

La produzione strumentale di Mauro Giuliani è davvero vasta, anche se non                tutta l'opera venne edita nel corso della sua non lunga vita - morì prima                 dei cinquant'anni. Vi confluiscono molteplici generi: dalla Forma Sonata all'intrattenimento di derivazione folclorica e popolare; dall'Ouverture alle Variazioni Concertanti su Temi orchestrali. Assai note, tra queste ultime,                  le  “Rossiniane” e le “ Variazioni su un tema di Haendel ” nonché su quella  caratteristica concatenazione di accordi assai diffusa nel sedicesimo                secolo e tutt'oggi nota come Follia di Spagna.

Nonostante la varietà di forme di espressione, nella musica di Giuliani si coglie un’omogeneità di fondo nelle soluzioni stilistiche e armoniche che ne rendono inconfondibile la paternità musicale.                                                                           Sensibile tanto al gusto dei cultori più raffinati del genere classico quanto              alle esigenze di un'audience più estesa, egli ha interpretato in chiave solistica           le più belle 'arie' tradizionali della cultura popolare - soprattutto quelle della       scuola napoletana del suo tempo.                                                                                  Da ciò deriva la spiccata "cantabilità" di buona parte della sua opera.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 − 1 =